Pubblicato il Maggio 12, 2024

La scelta del tuo primo cammino non dipende da quale sia “più bello”, ma dalla tua capacità di gestire la fatica cumulativa.

  • La Via degli Dei è più breve e con pendenze concentrate, mettendo alla prova la tua potenza su brevi distanze.
  • Il Cammino di San Benedetto è più lungo e con dislivello distribuito, testando la tua resistenza e la gestione delle energie sul lungo periodo.

Recommandation: Analizza i tuoi punti deboli e scegli l’itinerario che ti sfida ma non ti spezza. Questa guida ti dà gli strumenti per farlo.

L’immagine è chiara nella tua mente: lo zaino in spalla, il passo cadenzato su un sentiero che si snoda tra i boschi dell’Appennino, la soddisfazione di arrivare a fine tappa dopo una giornata di fatica e meraviglia. Hai già l’esperienza delle escursioni domenicali e senti che è il momento di alzare il livello, di affrontare la tua prima, vera avventura di più giorni. Ed è qui che sorge la domanda fatidica: Via degli Dei o Cammino di San Benedetto? Entrambi sono percorsi magnifici nel cuore d’Italia, capaci di regalare panorami mozzafiato e un’immersione totale nella natura a due passi dalla città.

La maggior parte delle guide si concentra sulla bellezza dei paesaggi o sulla difficoltà delle singole tappe. Si parla di allenamento, di portare abbastanza acqua, di scegliere scarpe comode. Consigli giusti, ma superficiali. Ignorano l’elemento più importante, quello che decreta il successo o il fallimento di un primo cammino a tappe: la gestione della fatica cumulativa. Quel chilo di troppo nello zaino che il primo giorno non senti, al terzo diventa un macigno. Quella vescica trascurata, al quarto ti impedisce di camminare. La scelta tra questi due cammini non è estetica, ma strategica.

E se la chiave per una scelta consapevole non fosse guardare le foto su Instagram, ma analizzare i dettagli che fanno la differenza? Questo non è un semplice elenco di tappe. Questa è un’analisi comparata, scritta con l’occhio di una guida che ha visto tanti escursionisti affrontare la loro prima grande sfida. Insieme, non ci chiederemo “quale è più facile”, ma “quale dei due percorsi è più adatto a ME, al mio modo di gestire lo sforzo, il peso e gli imprevisti”.

Analizzeremo gli errori più comuni e le domande più critiche, quelle che ci si pone solo quando si è già sul sentiero, forse troppo tardi. Dalla fisica dello zaino alla micro-gestione dell’acqua, dalla scelta della calzatura come strumento di prevenzione alla corretta interazione con la fauna selvatica, fino all’arte di capire quando è il momento di fermarsi. L’obiettivo è darti una profonda intelligenza del terreno e di te stesso, per trasformare il tuo primo cammino da un’incognita a un’esperienza memorabile.

Questa guida è strutturata per rispondere alle domande più concrete e critiche che un camminatore si pone prima e durante un trekking di più giorni. Esploreremo ogni aspetto, dalla preparazione dello zaino alla logistica, per permetterti di fare una scelta informata e consapevole.

Perché ogni etto in più nello zaino ti peserà come un chilo dopo il terzo giorno di cammino?

Il concetto di “fatica cumulativa” è la prima lezione, spesso la più dura, che un camminatore apprende. Il tuo corpo, il primo giorno, può sopportare un carico eccessivo. Il secondo, inizia a protestare. Dal terzo giorno in poi, ogni grammo superfluo si trasforma in un amplificatore di dolore per articolazioni e muscoli già provati. Non è solo una questione di peso, ma di economia energetica. Più peso trasporti, più calorie bruci, più affatichi il sistema cardiovascolare e più lentamente recuperi. La vera sfida non è portare lo zaino, ma portarlo per 5, 7 o 12 giorni di fila.

Qui emerge la prima, grande differenza strategica tra i due percorsi. La Via degli Dei, con i suoi 130 km e 3.600 metri di dislivello positivo, concentra le sue salite più dure in tratti specifici, come l’ascesa a Monte Adone. Uno zaino pesante qui ti stronca la tappa. Il Cammino di San Benedetto, più lungo (300 km) e con un dislivello maggiore (6.500 metri), distribuisce lo sforzo in modo diverso. Le tappe laziali sono aspre, ma poi si alternano a tratti più dolci. Qui, il peso extra non ti uccide in una singola salita, ma ti logora lentamente, giorno dopo giorno, erodendo la tua resistenza.

La scelta dello zaino e del suo contenuto diventa quindi una dichiarazione d’intenti. Stai preparando uno sprint in salita o una maratona? La risposta a questa domanda influenza ogni singola scelta, dall’abbigliamento al cibo. Un approccio minimalista non è una moda, ma una necessità fisica e psicologica per godersi il viaggio fino all’ultimo passo.

Il tuo piano d’azione per uno zaino intelligente:

  1. Punti di contatto: Definisci il tuo peso base (zaino vuoto + equipaggiamento fisso). L’obiettivo per un cammino appenninico è stare tra i 5 e i 6 kg.
  2. Collecte: Inventoria il tuo abbigliamento (2 maglie tecniche, 1 pile, 1 guscio sono sufficienti) e il tuo kit idratazione (almeno 2L di capacità sulla VdD, 3L sul CSB).
  3. Cohérence: Confronta ogni oggetto con il suo impatto sulla fatica. Scarpe da trail (-400g rispetto a uno scarpone) e un sacco a pelo estivo (-600g) sono risparmi critici che cambiano l’esperienza.
  4. Mémorabilité/émotion: Applica la regola del 10%. Il tuo zaino a pieno carico non dovrebbe mai superare il 10-15% del tuo peso corporeo. Oltre, cessa di essere un compagno di viaggio e diventa un avversario.
  5. Plan d’intégration: Pianifica di alleggerirti sfruttando i borghi. Prevedi acquisti di cibo fresco (pane, formaggi, frutta) lungo il percorso per ridurre il carico di cibo secco che porti da casa.

Affrontare la sfida del peso non è un sacrificio, ma il primo passo per trasformare la fatica in pura gioia del cammino.

Come trovare le fonti d’acqua sugli Appennini secchi estivi senza rischiare la disidratazione?

In estate, sull’Appennino, l’acqua non è un comfort: è la tua linea di vita. La disidratazione è un nemico subdolo: non arriva all’improvviso, ma si manifesta con mal di testa, crampi, vertigini e un drastico calo delle prestazioni. Rimanere idratati non significa solo bere quando si ha sete, ma pianificare attivamente ogni rifornimento. La differenza tra un escursionista preparato e uno in difficoltà sta nella sua capacità di leggere il territorio e anticipare il bisogno d’acqua.

Ancora una volta, i due cammini richiedono approcci diversi. La Via degli Dei, soprattutto nel suo tratto emiliano, è relativamente generosa, con fonti e paesi che si incontrano ogni 5-8 chilometri. Il tratto toscano del Mugello, invece, può essere più secco e richiede più attenzione. Il Cammino di San Benedetto presenta sfide maggiori. Attraversando zone più selvagge come i Monti Lucretili, ci sono tappe dove per 15-20 km non incontrerai una singola fonte. In questi tratti, partire con meno di 3 litri d’acqua a persona è un rischio che non devi correre.

La tecnologia oggi ci aiuta con mappe e app collaborative, ma la vera abilità sta nel sviluppare un'”intelligenza dell’acqua”. Impara a riconoscere i segnali della natura. La presenza di vegetazione rigogliosa come salici e pioppi indica quasi sempre la vicinanza di acqua. Osservare una mappa non solo per la traccia, ma per individuare le linee di impluvio e le sorgenti segnate, è un’abilità che ti salverà dalla sete e dalla fatica.

Dettaglio ravvicinato di una piccola sorgente d'acqua tra rocce coperte di muschio con vegetazione rigogliosa

Come mostra questa immagine, spesso le fonti più preziose non sono fontane monumentali, ma piccoli rivoli nascosti tra le rocce. Avere con sé un sistema di purificazione (pastiglie o un filtro a fibra cava) non è un peso extra, ma una polizza assicurativa che ti permette di trasformare una sorgente dubbia in una risorsa vitale, dandoti un’autonomia e una sicurezza impagabili. Ecco una strategia pratica:

  • Mappatura preventiva: Prima di partire, scarica le tracce GPX e studia le mappe topografiche (come le IGM 1:25.000) per segnare tutte le fonti, i rifugi e i paesi.
  • Tecnologia collaborativa: Usa app come “Fontanelle d’Italia” o consulta i file GPX dei punti acqua per avere informazioni aggiornate da altri camminatori.
  • Kit di emergenza: Un filtro come il Sawyer Mini e qualche pastiglia potabilizzante (es. Micropur) pesano pochi grammi e ti garantiscono di poter bere da quasi ogni sorgente.

Ricorda, la gestione dell’acqua non è un dettaglio logistico, ma il pilastro su cui si regge la tua sicurezza e il tuo benessere lungo il cammino.

Scarponcino rigido o scarpa da trail: cosa salva le tue caviglie sui sentieri sconnessi appenninici?

La scelta della calzatura è forse la decisione più personale e critica che prenderai. È un dibattito quasi filosofico nel mondo dell’escursionismo, ma qui lo affronteremo con un approccio pragmatico, basato sul terreno specifico dei due percorsi. L’errore più comune è pensare che una scarpa valga l’altra, o che “più è robusta, meglio è”. La verità è che una calzatura inadeguata è la causa principale di vesciche, dolori e, in ultima analisi, di abbandono del cammino. Non è un’esagerazione: il 65% degli abbandoni sui cammini italiani è dovuto a vesciche e problemi ai piedi causati da scarpe non adatte o non sufficientemente testate.

Lo scontro è tra due filosofie: lo scarponcino da trekking, alto e rigido, che offre massimo supporto alla caviglia e protezione, a discapito di peso e traspirabilità; e la scarpa da trail running, leggera, flessibile e traspirante, che garantisce agilità e comfort, ma richiede una caviglia più forte e un passo più attento. La scelta dipende dall’Intelligenza del Terreno. La Via degli Dei è composta in larga parte da strade bianche e sentieri ben battuti, con alcuni tratti tecnici e fangosi (specialmente dopo la pioggia nel tratto emiliano). Qui, per circa il 70% del percorso, una scarpa da trail è una scelta eccellente, perché la sua leggerezza riduce la fatica cumulativa. Lo scarponcino può essere preferibile per chi ha caviglie deboli o prevede di camminare in condizioni di bagnato persistente.

Il Cammino di San Benedetto, con i suoi sentieri a volte più impervi, le discese rocciose e la maggiore lunghezza, tende a favorire lo scarponcino. Il supporto extra per la caviglia su un percorso di 300 km si fa apprezzare, specialmente negli ultimi giorni quando la stanchezza porta a un minor controllo del passo. Tuttavia, anche qui, i lunghi tratti in pianura o su asfalto rendono la leggerezza di una scarpa da trail molto allettante. La soluzione, spesso, è un ibrido: una scarpa da escursionismo bassa o “mid”, che offre un buon compromesso tra supporto e leggerezza.

Il seguente quadro comparativo riassume le caratteristiche chiave per aiutarti a decidere in base al tuo profilo e al percorso scelto.

Confronto calzature per terreno appenninico
Caratteristica Scarpa da Trail Scarponcino Terreno ideale
Peso medio 280-350g 450-600g
Supporto caviglia Minimo Massimo Sentieri rocciosi
Grip su bagnato Eccellente Buono Fango emiliano
Traspirabilità Ottima Limitata Estate appenninica
Durata media 800 km 2000 km
Via degli Dei Consigliata 70% 30% tratti tecnici Sentieri bianchi
Cammino S.Benedetto 40% pianura Consigliato 60% Discese rocciose

La regola d’oro, indipendentemente dalla scelta, è una sola: mai, mai partire con scarpe nuove. Percorri almeno 50-100 km prima del cammino per permettere alla scarpa di adattarsi al tuo piede e al tuo piede di adattarsi alla scarpa.

L’errore di lasciare cibo fuori dalla tenda in zone di lupi e cinghiali

L’Appennino è un territorio vivo, selvaggio, popolato da una fauna che dobbiamo imparare a rispettare e con cui dobbiamo sapere come convivere. Lupi, cinghiali e persino orsi (nel tratto abruzzese del Cammino di San Benedetto) non sono una minaccia se si adottano comportamenti corretti. L’errore più grande è l’antropocentrismo: pensare che le nostre abitudini cittadine siano valide anche in un bosco. Lasciare del cibo, anche sigillato, nello zaino appoggiato fuori dalla tenda è come mettere un cartello luminoso con scritto “ristorante aperto”.

Gli animali selvatici hanno un olfatto potentissimo e sono opportunisti. Un cinghiale attratto dal profumo del tuo panino al salame non ha intenzioni aggressive, ma nella sua ricerca di cibo può distruggere la tua tenda, il tuo zaino e rovinarti il viaggio. La gestione del cibo e dei rifiuti è il principale strumento di prevenzione e sicurezza. Come evidenziato da numerosi report, gli approcci corretti hanno evitato incidenti nel 100% dei casi documentati di incontro con la fauna. Sulla Via degli Dei, il rischio maggiore è rappresentato dai cinghiali, molto presenti nei boschi del Monte Senario. Sul Cammino di San Benedetto, la presenza dei cani da pastore Maremmano-Abruzzesi a protezione delle greggi richiede un protocollo di comportamento specifico (mai correre, non fissarli, indietreggiare lentamente), e nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, la presenza dell’Orso Marsicano impone la massima attenzione nella gestione del cibo.

Non si tratta di avere paura, ma di essere informati e responsabili. Seguire poche e semplici regole ti permetterà di dormire sonni tranquilli e di considerare un eventuale avvistamento non come un pericolo, ma come un privilegio. Ecco un protocollo essenziale:

  • Conservazione del cibo: Utilizza sacche stagne anti-odore. Di notte, appendi la sacca con tutto il cibo e i rifiuti a un ramo d’albero, ad almeno 3 metri di altezza e 1.5 metri di distanza dal tronco.
  • Cottura e consumo: Cucina e mangia ad almeno 100 metri di distanza da dove monterai la tenda. Questo separa l’area “ristorante” dall’area “dormitorio”.
  • Cani da pastore: Se incontri una gregge protetta da cani, fermati. Fatti vedere dal pastore se presente. Aggira l’area con un arco molto ampio, senza movimenti bruschi.
  • Rumore: Camminando in zone boscose, soprattutto all’alba e al tramonto, fai un po’ di rumore. Parla, canticchia, usa i bastoncini. Questo avvisa gli animali della tua presenza e darà loro tutto il tempo di allontanarsi.

Essere ospiti rispettosi della casa altrui è la forma più alta di intelligenza e ti garantirà un’esperienza più sicura e autentica.

Quando accorciare la tappa: i segnali fisici che ti dicono di fermarti prima del rifugio previsto

L’orgoglio può essere il tuo peggior nemico su un cammino di più giorni. L’idea di dover “a tutti i costi” raggiungere la meta prefissata sulla mappa può portarti a ignorare i segnali che il tuo corpo ti invia, trasformando un piccolo problema in un infortunio serio. Imparare ad ascoltarsi, a riconoscere la differenza tra la “buona fatica” e il “dolore sentinella”, è un’arte che si acquisisce con l’esperienza, ma che puoi iniziare a coltivare fin da subito. La capacità di deviare dal piano è un segno di saggezza, non di debolezza.

Ci sono segnali inequivocabili che non devi mai ignorare: crampi che si ripetono nonostante l’idratazione, un senso di vertigine o nausea, un dolore articolare acuto e puntiforme (diverso dall’indolenzimento muscolare diffuso). In questi casi, la domanda non è “ce la faccio ad arrivare?”, ma “dove posso fermarmi il prima possibile in sicurezza?”. Fortunatamente, sia la Via degli Dei che il Cammino di San Benedetto sono costellati di “vie di fuga”.

Sulla Via degli Dei, borghi come Brento o Sant’Agata Mugello offrono alternative per spezzare tappe lunghe. Sul Cammino di San Benedetto, la presenza di paesi come Castel di Tora o Gerano permette di accorciare percorsi impegnativi. È fondamentale, prima di partire, studiare la mappa non solo per il percorso principale, ma anche per queste alternative, segnando i numeri di telefono dei trasporti pubblici locali (come la linea 856 Bologna-Monzuno o i bus Cotral nel Lazio) e delle sezioni locali del CAI. Salvare in rubrica il 118 (emergenza sanitaria) e il 1515 (Carabinieri Forestali per emergenze in ambiente montano) è un gesto che non costa nulla e può fare la differenza.

Escursionista seduto su muretto di pietra in un piccolo borgo appenninico con vista sulla valle

Accettare di fermarsi in un piccolo borgo non previsto, come quello nella foto, non è una sconfitta. È un’opportunità: per riposare, per scoprire un angolo d’Italia che non avevi messo in conto, per parlare con la gente del posto. Spesso, sono proprio questi imprevisti a regalare i ricordi più belli. Adotta la “regola del 70%”: se senti di aver consumato il 70% delle tue energie e mancano ancora molte ore di cammino, inizia a considerare seriamente il tuo piano B.

Il cammino non è una gara. Arrivare un giorno dopo ma sani, soddisfatti e con un’esperienza positiva è infinitamente meglio che arrivare secondo i piani ma infortunati e frustrati.

Zaino o trolley: cosa scegliere per un itinerario che prevede cambi frequenti e camminate?

Per l’escursionista che vuole godersi il cammino senza il fardello di uno zaino pesante, esistono diverse strategie. La più comune è il servizio di trasporto bagagli, ma un’analisi più attenta rivela che non sempre è la scelta più economica o efficiente. Un dato interessante, che rivela molto della mentalità dei camminatori nel nostro paese, è che solo il 12% dei camminatori italiani utilizza servizi di trasporto bagagli, mentre una percentuale molto più alta preferisce soluzioni più autonome. Questo ci spinge a pensare fuori dagli schemi.

Certo, il trolley è da escludere a priori per un cammino. Ma l’alternativa non è solo tra “zaino pesante” e “trasporto bagagli”. Esiste una terza via, più flessibile e intelligente: la strategia del “campo base”. Questa soluzione consiste nello scegliere uno o più borghi strategicamente posizionati lungo il percorso, stabilirvi la propria base per 2-3 notti e affrontare le tappe circostanti “a margherita”, con uno zaino da giorno ultraleggero. Ad esempio, sul Cammino di San Benedetto, Subiaco è un hub perfetto. Da lì si possono esplorare le tappe verso Trevi e Jenne in giornata. Sulla Via degli Dei, un borgo come San Benedetto in Alpe può servire allo stesso scopo. Questa opzione non solo alleggerisce drasticamente il peso, ma offre anche un notevole risparmio economico rispetto al costo del trasporto bagagli, che può arrivare a 15-25€ per tappa.

Se invece preferisci l’itineranza classica, il servizio di trasporto bagagli rimane un’opzione valida, ma con delle differenze sostanziali tra i due percorsi che è bene conoscere prima di partire.

Servizi trasporto bagagli: confronto tra i due cammini
Servizio Via degli Dei Cammino San Benedetto
Operatori dedicati 3 principali 1-2 locali
Costo medio/tappa 15-18€ 20-25€
Peso max 15-20 kg 12-15 kg
Prenotazione minima 24h prima 48-72h prima
Copertura percorso 100% 70-80%
Affidabilità 95% 85%

La scelta della logistica giusta ti permette di concentrarti su ciò che conta davvero: il paesaggio, il silenzio e il ritmo dei tuoi passi.

Camminare o correre in salita: quale strategia ti fa risparmiare energie per il finale?

La salita è il momento della verità per ogni escursionista. È qui che l’economia energetica diventa un’arte. L’istinto, soprattutto per chi è abituato a ritmi cittadini, potrebbe essere quello di “spingere” per superare il dislivello il più velocemente possibile. Questo è l’errore più comune e dispendioso. Correre o camminare a passo svelto in salita fa schizzare la frequenza cardiaca, portando il corpo in una soglia anaerobica dove si accumula acido lattico. Il risultato? Bruci le tue riserve di glicogeno in fretta e ti ritrovi senza energie molto prima della fine della tappa.

La strategia vincente, testata da generazioni di alpinisti e pellegrini, è il “passo del montanaro” o “passo alpino”. Si tratta di un ritmo lento, costante, quasi meditativo, che permette al corpo di rimanere in una zona di sforzo aerobico, consumando principalmente grassi e preservando gli zuccheri per i momenti di necessità. Un’analisi sulla salita al Santuario di San Luca (un classico della Via degli Dei) ha dimostrato che mantenere un passo costante di 3 km/h permette di arrivare in cima con una frequenza cardiaca controllata (sotto i 130 bpm), mentre tentare di accelerare a 5 km/h porta rapidamente a un “fuori giri” (oltre 160 bpm) con un debito di ossigeno che si pagherà per ore.

Questo approccio controintuitivo – andare piano per andare più lontano – è la chiave per conquistare le salite più impegnative di entrambi i percorsi, dalla Futa sulla Via degli Dei all’ascesa a Montecassino sul Cammino di San Benedetto. Ecco come mettere in pratica questa tecnica:

  • Sincronizza respiro e passo: Trova un ritmo che funzioni per te. Un classico è inspirare per due passi ed espirare per i due successivi. L’obiettivo è una respirazione profonda e regolare.
  • Accorcia la falcata: In salita, i passi devono essere più corti del normale. Il piede deve appoggiarsi sempre sotto il baricentro del corpo, non davanti.
  • Usa i bastoncini: I bastoncini da trekking non sono un accessorio, ma un motore ausiliario. Usali per spingere attivamente, non solo per appoggiarti. Una spinta corretta può ridurre il carico sulle ginocchia fino al 25%.
  • Fai micro-pause: Invece di una lunga pausa in cima, fai brevi soste di 30-60 secondi ogni 10-15 minuti di salita per riprendere fiato senza far raffreddare i muscoli.
  • Alimentazione strategica: In salita, consuma piccole quantità di cibo energetico (frutta secca, una barretta) ogni 45-60 minuti per mantenere costante il livello di zuccheri nel sangue.

Dominare la salita con intelligenza non solo ti farà risparmiare preziose energie per il resto della giornata, ma ti regalerà anche una profonda sensazione di controllo e padronanza.

Punti chiave da ricordare

  • La scelta tra VdD e CSB si basa sulla gestione della fatica: potenza su brevi distanze (VdD) contro resistenza sulla lunga durata (CSB).
  • Ogni grammo conta: un approccio minimalista allo zaino è una necessità strategica, non una moda.
  • La tua sicurezza dipende da scelte intelligenti: la giusta calzatura previene gli infortuni, una corretta gestione del cibo evita problemi con la fauna e conoscere le fonti d’acqua è vitale.

Come organizzare un viaggio in treno regionale attraverso i borghi meno noti d’Italia?

L’avventura del tuo cammino non inizia sul sentiero, ma nel momento in cui chiudi la porta di casa. Raggiungere l’inizio del percorso e pianificare il ritorno sono parti integranti del viaggio, e anche qui, una scelta intelligente può fare la differenza in termini di costi, stress e impatto ambientale. In un’epoca in cui il turismo lento sta vivendo una crescita esponenziale, con un aumento del 29% di camminatori in Italia nel solo ultimo anno, sfruttare la rete dei treni regionali è una scelta coerente e vantaggiosa.

Sia la Via degli Dei che il Cammino di San Benedetto sono ben collegati dalle principali città, Bologna e Firenze per la prima, Roma per il secondo. La vera abilità sta nell’usare i treni e i bus locali non solo per arrivare e partire, ma come parte di una strategia logistica più ampia. Ad esempio, puoi utilizzare il treno regionale per raggiungere Sasso Marconi da Bologna e iniziare a camminare da lì, saltando il primo tratto più urbanizzato. Oppure, puoi sfruttare i depositi bagagli nelle stazioni principali (come Bologna Centrale o Roma Termini) per lasciare un cambio pulito e viaggiare più leggero sul treno del ritorno.

Organizzare gli spostamenti con i mezzi pubblici richiede un po’ di pianificazione, ma i vantaggi sono enormi. Riduci i costi, viaggi in modo più sostenibile e hai l’opportunità di osservare il paesaggio che cambia dal finestrino, entrando gradualmente nell’atmosfera del cammino. Ecco alcuni dati pratici per iniziare:

  • Accesso Via degli Dei: Da Bologna, il treno regionale per Sasso Marconi impiega circa 20 minuti e costa pochi euro. Da Firenze, i bus locali servono le uscite del percorso.
  • Accesso Cammino di San Benedetto: Da Roma, la stazione della metropolitana di Ponte Mammolo è l’hub per i bus Cotral che portano a Subiaco, uno dei punti nevralgici del cammino, in circa 90 minuti.
  • Depositi Bagagli: I servizi KiPoint o locker automatici a Bologna Centrale, Firenze Santa Maria Novella e Roma Termini sono un’opzione comoda per gestire il bagaglio pre e post-cammino.
  • Sconti e card: Informati su card regionali o offerte come la Carta Verde di Trenitalia se hai meno di 30 anni, che possono offrire sconti significativi.

Scegliere la Via degli Dei o il Cammino di San Benedetto è ora nelle tue mani. Non esiste una risposta giusta in assoluto, ma solo quella giusta per te. Analizza i tuoi punti di forza, le tue paure, il tipo di esperienza che cerchi. Qualunque sarà la tua decisione, preparati con intelligenza, cammina con rispetto e goditi ogni singolo passo di questa straordinaria avventura.

Scritto da Alessandro Conti, Chinesiologo, Preparatore Atletico e Guida Ambientale Escursionistica (AIGAE). Esperto di biomeccanica del movimento, sport di endurance e turismo lento.