
Contrariamente a quanto si pensi, replicare l’estetica della natura con materiali sintetici come il gres effetto legno non basta a garantire il benessere: la vera chiave è scegliere materiali che interagiscono attivamente con i nostri sensi.
- Il legno naturale offre un calore tattile e proprietà acustiche che il gres non può imitare, influenzando positivamente il sistema nervoso.
- La qualità dell’aria, il silenzio e il contatto fisico con le superfici sono fattori misurabili che dipendono dalla materialità autentica e non solo dall’aspetto.
Raccomandazione: Valuta i materiali non solo per come appaiono, ma per come “si sentono” al tatto, per come migliorano l’acustica e per la loro capacità di creare un ambiente salubre. La tua casa deve diventare un ecosistema rigenerativo, non una scenografia.
La scelta del pavimento è uno dei momenti più decisivi nell’arredare casa. Da un lato, il parquet in legno naturale, con il suo calore e la sua storia materica. Dall’altro, il gres porcellanato effetto legno, campione di praticità e resistenza. Per anni, il dibattito si è concentrato su estetica, manutenzione e costi. Molti credono che, se l’aspetto è quasi identico, la scelta sia solo una questione di funzionalità. Ma se il vero benessere abitativo si nascondesse altrove, in una dimensione che la vista da sola non può cogliere?
L’approccio convenzionale ci porta a valutare i materiali come semplici rivestimenti decorativi. Si parla di durezza, resistenza ai graffi, facilità di pulizia. Sono tutti aspetti importanti, ma parziali. Questo ragionamento trascura un fattore fondamentale: l’impatto che i materiali hanno sul nostro corpo e sulla nostra mente. La nostra casa non è un guscio inerte; è un organismo con cui siamo in costante dialogo sensoriale. Il contatto dei piedi nudi su una superficie, la qualità del silenzio in una stanza, la purezza dell’aria che respiriamo: sono questi gli elementi che definiscono la qualità della nostra vita domestica.
E se la vera domanda non fosse “parquet o gres?”, ma piuttosto “quale materiale trasforma la mia casa in un ecosistema rigenerativo?” Questo articolo propone un cambio di prospettiva. Andremo oltre l’estetica per esplorare l’intelligenza sensoriale dei materiali. Scopriremo perché le pareti che respirano sono più importanti di un colore di tendenza, come il giusto isolante possa diventare una fonte di pace mentale e perché il contatto con una superficie autentica, come il legno o la pelle, sia una forma di nutrimento per il sistema nervoso. Preparati a guardare la tua casa con occhi nuovi, e soprattutto, con tutti gli altri sensi ben aperti.
In questa guida approfondita, analizzeremo punto per punto come le scelte materiche, dall’aria che respiriamo al comfort acustico, definiscano il nostro benessere quotidiano. Ecco cosa esploreremo nel dettaglio.
Sommario: Guida ai materiali per una casa che nutre il benessere
- Perché scegliere pitture a calce o argilla riduce gli inquinanti indoor (VOC)?
- Sughero o lana di roccia: quale isolante naturale garantisce il miglior silenzio in camera da letto?
- L’errore di posare pietre naturali porose in bagno senza il giusto trattamento protettivo
- Quali piante depurano davvero l’aria e sopravvivono anche in angoli poco luminosi?
- Come posizionare gli arredi per massimizzare la vista sul verde (anche se hai solo un balcone)?
- Pelle pieno fiore o rigenerato: come distinguere la qualità al tatto senza farsi ingannare?
- Quando piantare pomodori e basilico per avere un raccolto decente in vaso?
- Come eliminare la muffa dai muri definitivamente senza usare candeggina tossica?
Perché scegliere pitture a calce o argilla riduce gli inquinanti indoor (VOC)?
La superficie più estesa della nostra casa non è il pavimento, ma le pareti. Spesso le trattiamo come tele neutre da colorare, senza considerare che possono diventare la principale fonte di inquinamento indoor o, al contrario, una potente alleata per la nostra salute. Le pitture convenzionali, anche quelle a base d’acqua, rilasciano nell’aria Composti Organici Volatili (VOC), sostanze chimiche che possono causare mal di testa, irritazioni e problemi respiratori a lungo termine. La soluzione non è solo arieggiare, ma trasformare le pareti in una vera e propria “terza pelle” per la casa.
Le pitture a base di calce o argilla rappresentano una scelta radicalmente diversa. Questi materiali, utilizzati per secoli nella tradizione costruttiva mediterranea, non sono inerti. Funzionano come una matrice bio-attiva: sono naturalmente traspiranti, regolano l’umidità assorbendola quando è in eccesso e rilasciandola quando l’aria è secca, e prevengono la formazione di muffe e batteri grazie alle loro proprietà antisettiche. Ancora più importante, secondo gli esperti di bioedilizia, le formulazioni pure hanno zero emissioni VOC, garantendo un’aria interna pulita e salubre fin dal primo giorno.
L’uso di calce e argilla non è una novità, ma una riscoperta di un’intelligenza costruttiva antica. Come dimostra la tradizione delle masserie pugliesi e delle case rurali in tutta Italia, materiali come calce, argilla e pietre vulcaniche sono sempre stati la prima linea di difesa per creare ambienti sani e confortevoli. Scegliere oggi una pittura naturale significa quindi non solo proteggere la propria salute, ma anche riconnettersi a un sapere che ha sempre messo il benessere dell’uomo al centro del costruire.
Sughero o lana di roccia: quale isolante naturale garantisce il miglior silenzio in camera da letto?
Il benessere in casa è fatto anche di ciò che non si sente. Il silenzio, o meglio, un comfort acustico passivo, è un nutrimento essenziale per il nostro sistema nervoso, soprattutto nella camera da letto, il nostro santuario del riposo. I rumori esterni (traffico, vicini) e interni (calpestio, impianti) sono una fonte costante di stress subliminale. La scelta dell’isolante acustico giusto, quindi, non è un dettaglio tecnico, ma una decisione fondamentale per la qualità del sonno e, di conseguenza, della vita.
Materiali naturali come il sughero e la lana di roccia offrono performance eccellenti, ma con caratteristiche diverse. La lana di roccia, grazie alla sua struttura fibrosa ad alta densità, è eccezionale nell’assorbire i rumori aerei (voci, musica, TV). Il sughero, invece, con la sua elasticità naturale, è un campione nell’isolare dai rumori da calpestio, smorzando le vibrazioni trasmesse attraverso il solaio. Non esiste un vincitore assoluto; la scelta dipende dalla fonte di rumore principale che si vuole abbattere.

La tabella seguente mette a confronto le prestazioni dei principali isolanti naturali, aiutando a orientare la scelta in base alle esigenze specifiche di una camera da letto. La densità è un fattore chiave: a una maggiore densità corrisponde generalmente un miglior potere fonoisolante.
Un’analisi comparativa dei materiali isolanti mostra chiaramente i punti di forza di ciascuna opzione. Per una visione completa delle performance, è utile consultare le schede tecniche dettagliate fornite dai produttori specializzati.
| Materiale | Riduzione rumore calpestio | Riduzione rumore aereo | Densità (kg/m³) |
|---|---|---|---|
| Sughero | Eccellente | Buona | 110-160 |
| Lana di roccia | Buona | Eccellente | 100-200 |
| Fibra di legno | Molto buona | Molto buona | 130-250 |
Considerare questi aspetti permette di progettare un’oasi di pace, dove il silenzio non è assenza di suono, ma una qualità ambientale che favorisce attivamente il recupero psicofisico.
L’errore di posare pietre naturali porose in bagno senza il giusto trattamento protettivo
Niente evoca lusso e naturalità come una pietra naturale in bagno. Il marmo di Carrara, il travertino, l’ardesia: sono materiali che portano con sé il peso della storia geologica e un’estetica senza tempo. Tuttavia, c’è un errore comune che può trasformare questo sogno in un incubo di manutenzione: ignorare la loro porosità. A differenza delle ceramiche o del gres, la pietra naturale è “viva” e, soprattutto, “assetata”. Senza un adeguato trattamento protettivo, assorbe acqua, saponi, oli e calcare, macchiandosi irrimediabilmente.
Prendiamo il Travertino Romano, un’eccellenza italiana amata in tutto il mondo. La sua bellezza è legata anche a una struttura intrinsecamente porosa. Studi sui materiali lapidei italiani evidenziano come la sua porosità possa arrivare fino al 15% del suo volume. Questo significa che, senza una sigillatura, ogni goccia d’acqua o di prodotto da bagno penetra nella sua struttura, creando aloni scuri, favorendo l’accumulo di batteri e compromettendo la sua integrità nel tempo. L’errore non è scegliere la pietra, ma pensarla come un materiale inerte e non come una superficie che necessita di cure specifiche per mantenere la sua bellezza funzionale.
Il trattamento protettivo idro-oleorepellente non è un optional, ma parte integrante della posa. Questi prodotti, oggi disponibili in formulazioni a base acqua e a basso VOC, creano una barriera invisibile che non altera l’aspetto della pietra ma ne chiude le porosità superficiali. Questo non solo previene le macchie, ma facilita enormemente la pulizia quotidiana e garantisce l’igiene. Scegliere la pietra naturale per il proprio bagno è un atto d’amore verso la materia, un amore che richiede conoscenza e cura per durare nel tempo.
Quali piante depurano davvero l’aria e sopravvivono anche in angoli poco luminosi?
Introdurre piante in casa è il gesto di biofilia più istintivo e diffuso. Tuttavia, spesso l’entusiasmo iniziale si scontra con la dura realtà degli appartamenti moderni: poca luce e scarsa conoscenza delle reali esigenze delle piante. L’idea che qualsiasi pianta possa magicamente “purificare l’aria” è una semplificazione. Sebbene tutte le piante contribuiscano al benessere psicologico, solo alcune hanno una comprovata efficacia nel rimuovere inquinanti specifici e, soprattutto, la capacità di prosperare in condizioni di luce non ottimali, tipiche di molti interni cittadini.
Scegliere la pianta sbagliata per un angolo buio significa condannarla a una lenta agonia e aggiungere un senso di fallimento. La chiave è puntare su specie resilienti, quasi indistruttibili, che lavorano per noi anche con un’illuminazione minima. Piante come la Sansevieria, la Zamioculcas o l’Aspidistra sono veri e propri guerrieri del verde domestico. Tollerano l’ombra, perdonano dimenticanze nell’irrigazione e continuano a contribuire a un’atmosfera più sana e serena. Il loro verde scuro e la loro struttura scultorea aggiungono un tocco di eleganza senza chiedere quasi nulla in cambio.

Ecco una selezione di piante perfette per gli appartamenti italiani, dove spesso la luce non abbonda, soprattutto nei corridoi, nei bagni ciechi o negli angoli lontani dalle finestre. Queste specie sono state scelte per la loro eccezionale resistenza e le loro capacità di adattamento.
La tua lista di sopravvivenza verde: 5 piante per angoli difficili
- Sansevieria (Lingua di suocera): Un classico intramontabile. Tollera la scarsa illuminazione e va irrigata solo quando il terriccio è completamente asciutto, circa ogni 2-3 settimane.
- Zamioculcas zamiifolia: La campionessa di resistenza. Perfetta per gli angoli più bui, le sue foglie lucide sembrano quasi finte. Sopravvive a lunghi periodi di siccità.
- Aspidistra elatior (Pianta di piombo): Come suggerisce il nome, è quasi indistruttibile. Sopravvive in ombra quasi totale ed è ideale per ingressi e corridoi poco luminosi.
- Pothos: Versatile e generoso, cresce bene anche con la sola luce artificiale. Le sue cascate di foglie sono perfette per mensole e pensili.
- Dracaena: Esistono molte varietà (come la ‘Janet Craig’ o la ‘Compacta’) che si adattano bene a condizioni di poca luce, portando un tocco di verticalità ed eleganza.
Integrare queste specie non significa solo decorare, ma creare un piccolo ecosistema che migliora l’ambiente e l’umore, senza lo stress di dover essere un pollice verde esperto.
Come posizionare gli arredi per massimizzare la vista sul verde (anche se hai solo un balcone)?
La connessione con la natura non dipende dalla quantità di verde che possediamo, ma da quanto siamo esposti ad essa visivamente durante la giornata. Anche un piccolo balcone fiorito o un singolo albero oltre la finestra possono diventare una potente fonte di benessere, se sappiamo come valorizzarli. L’errore più comune è disporre gli arredi dando le spalle a queste aperture, o ostruendole. La progettazione biofilica ci insegna a “incorniciare” la natura, trasformandola nel punto focale della stanza.
La posizione della scrivania, del divano o del tavolo da pranzo può fare la differenza. Invece di appoggiare la scrivania contro un muro, prova a posizionarla perpendicolarmente o a 45 gradi rispetto alla finestra. Questo permette allo sguardo di spaziare verso l’esterno durante le pause, riducendo l’affaticamento visivo e mentale. L’obiettivo è creare delle “prospettive di recupero” naturali all’interno del flusso delle attività quotidiane.
Studio di caso: Il “quadro vivente” che riduce lo stress
In un piccolo appartamento a Milano con un balcone di soli 4 mq, la scrivania per lo smart working è stata spostata dalla sua posizione contro il muro a un angolo di 45° rispetto alla portafinestra. Questa semplice modifica ha permesso di “incorniciare” la vista sulle piante del balcone, creando un ‘quadro vivente’ dinamico. Studi di biofilia urbana hanno dimostrato che l’esposizione, anche breve ma frequente, a scene naturali può ridurre i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) fino al 23%. La percezione non era più quella di essere chiusi in una stanza, ma connessi a un piccolo spazio vitale esterno.
A volte, per amplificare l’effetto, basta un trucco percettivo, come ci racconta un’esperienza diretta dal campo:
Posizionando uno specchio sulla parete opposta al balcone ho raddoppiato visivamente il verde. La sensazione di spazio e benessere è cambiata completamente, anche con solo 3 piante sul balcone.
– Maria, architetto di Torino
Questi accorgimenti dimostrano che non serve una villa con giardino per beneficiare della natura. Serve intenzione. Organizzare lo spazio in funzione delle viste esterne è una strategia a costo zero per integrare il potere rigenerante del verde nella nostra vita di tutti i giorni.
Pelle pieno fiore o rigenerato: come distinguere la qualità al tatto senza farsi ingannare?
Nel mondo dei rivestimenti, pochi materiali offrono la stessa connessione aptica – ovvero la ricchezza di sensazioni al tatto – della vera pelle. Il contatto con una poltrona in pelle pieno fiore trasmette calore, morbidezza e una sensazione di autenticità che i materiali sintetici possono solo imitare visivamente. Tuttavia, il mercato è pieno di diciture ambigue come “vera pelle” che spesso nascondono prodotti di qualità inferiore, come pelli rigenerate o croste trattate, che offrono un’esperienza sensoriale completamente diversa e una durata inferiore.
La pelle pieno fiore è lo strato più superficiale e pregiato del derma, lasciato al suo stato naturale. Mantiene i pori, le piccole rughe e le imperfezioni dell’animale, segni che ne certificano l’autenticità e l’unicità. Al tatto è calda, morbida e “respira”. Il rigenerato, invece, è un agglomerato di scarti di pelle e fibre sintetiche, pressato e ricoperto da uno strato poliuretanico. Al tatto è più freddo, rigido, e ha un odore chimico. Distinguerli è fondamentale per non pagare un prezzo premium per un’imitazione.
L’acquisto di un arredo in pelle dovrebbe essere un’esperienza sensoriale. Bisogna toccare, annusare, osservare. Per non farsi ingannare, è utile avere una guida pratica per valutare la qualità del materiale direttamente in negozio. Il Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale mette in guardia i consumatori:
La dicitura ‘Vera Pelle’ in Italia può legalmente includere anche croste o pelli di qualità inferiore
– Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale, Guida alla qualità della pelle 2024
Questo avvertimento sottolinea l’importanza di affidarsi ai propri sensi, più che alle etichette. Per questo, una checklist di “test sensoriali” diventa uno strumento indispensabile per ogni consumatore attento.
Checklist di audit sensoriale: i 5 test per riconoscere la pelle pieno fiore
- Test dell’odore: Avvicina il naso alla superficie. La pelle pieno fiore ha un profumo ricco, naturale e leggermente dolce. Il rigenerato o le pelli trattate hanno un odore chimico, simile alla plastica o alla colla.
- Test visivo delle imperfezioni: Osserva la superficie da vicino e con una buona luce. Cerca piccole cicatrici, differenze di grana, pori visibili. Queste “imperfezioni” sono il sigillo di autenticità del pieno fiore. Una superficie perfettamente uniforme e omogenea è quasi sempre sintetica o pesantemente corretta.
- Test del tatto e della temperatura: Appoggia il palmo della mano per qualche secondo. La vera pelle pieno fiore si scalda rapidamente, adattandosi alla temperatura corporea. I materiali sintetici o rigenerati rimangono più freddi e “plastici” al tatto.
- Test della goccia d’acqua: Se possibile, chiedi di testare su un campione o un’area nascosta. Una goccia d’acqua su pelle pieno fiore non trattata verrà assorbita lentamente. Sul rigenerato o su pelli verniciate, la goccia resterà in superficie senza penetrare.
- Test della piega: Pizzica e piega delicatamente un lembo di pelle. Il pieno fiore creerà una serie di piccole e sottili rughe naturali che scompaiono quasi del tutto una volta rilasciato. La pelle di bassa qualità o il sintetico si piegheranno in modo più rigido o non mostreranno affatto le tipiche “crepe” fini.
Quando piantare pomodori e basilico per avere un raccolto decente in vaso?
Portare la natura in casa può andare oltre il decorativo e coinvolgere anche i sensi del gusto e dell’olfatto. Coltivare erbe aromatiche e piccoli ortaggi sul balcone è un’attività profondamente gratificante, che ci riconnette ai cicli stagionali e ci regala prodotti freschi a centimetro zero. Pomodoro e basilico sono la coppia per eccellenza della cucina italiana e, con le giuste accortezze, possono prosperare anche in vaso. Il segreto principale? Il tempismo.
Piantare nel momento sbagliato è l’errore più comune che porta a scarsi risultati. Il calendario di semina e trapianto varia significativamente in base alla zona climatica. Al Nord, dove le gelate tardive sono un rischio, è fondamentale iniziare la semina al riparo (in una serra o in casa) e attendere maggio per il trapianto all’esterno. Al Sud, invece, il clima mite permette di anticipare tutte le operazioni già da gennaio o febbraio, garantendo un raccolto più precoce e prolungato.
Studio di caso: Il successo dei pomodorini Principe Borghese a Roma
L’esperienza pratica dimostra che con poche regole si possono ottenere grandi soddisfazioni. Su un balcone di Roma esposto a sud, la coltivazione della varietà di pomodorini Principe Borghese, nota per essere adatta all’essiccazione, ha dato ottimi frutti. Utilizzando vasi capienti da 30 litri per garantire spazio alle radici, ogni pianta ha prodotto in media 2 kg di pomodorini. I fattori chiave del successo sono stati: 6-8 ore di sole diretto al giorno, irrigazione regolare ma senza ristagni, e una concimazione quindicinale con compost organico per nutrire la pianta durante la fase di produzione.
La tabella seguente offre una guida chiara per orientarsi con le tempistiche di semina e trapianto di pomodori e basilico nelle diverse aree climatiche d’Italia, un’informazione fondamentale per chiunque voglia cimentarsi con un piccolo orto domestico.
| Zona | Semina pomodori | Trapianto pomodori | Semina basilico |
|---|---|---|---|
| Nord Italia | Marzo (serra) | Maggio | Aprile-Maggio |
| Centro Italia | Febbraio-Marzo | Aprile | Marzo-Aprile |
| Sud Italia | Gennaio-Febbraio | Marzo | Febbraio-Marzo |
Da ricordare
- Il benessere non è solo estetica: i materiali devono interagire positivamente con tatto, udito e olfatto.
- La qualità dell’aria indoor è cruciale: pitture naturali e una corretta ventilazione sono più importanti di un colore alla moda.
- Autenticità sensoriale: la sensazione al tatto di legno, pietra o pelle vera offre benefici psicofisici che i materiali “effetto” non possono replicare.
Come eliminare la muffa dai muri definitivamente senza usare candeggina tossica?
La comparsa della muffa sui muri è più di un semplice inestetismo. È un segnale che l’ecosistema della nostra casa è in sofferenza e, soprattutto, una minaccia diretta alla nostra salute. Le spore della muffa possono causare allergie, problemi respiratori e irritazioni. La reazione più comune è quella di aggredire il problema con la candeggina, ma questa è una soluzione tanto aggressiva quanto inefficace. La candeggina sbianca la muffa in superficie, ma non ne elimina le radici, che presto torneranno a manifestarsi. Inoltre, rilascia composti tossici che peggiorano ulteriormente la qualità dell’aria che respiriamo.
L’approccio corretto è duplice: trattare il sintomo con rimedi naturali efficaci e, soprattutto, eliminare la causa alla radice, ovvero l’eccesso di umidità. Per la rimozione, una miscela di aceto bianco, bicarbonato e olio essenziale di Tea Tree è un potente antimicotico naturale che uccide le spore senza avvelenare l’ambiente. Si spruzza, si lascia agire e si strofina via. È un metodo sicuro ed economico.
Tuttavia, nessuna pulizia sarà definitiva se non si risolve il problema dell’umidità. La causa principale della muffa è la condensa, che si forma quando l’aria calda e umida (prodotta cucinando, facendo la doccia, o semplicemente respirando) entra in contatto con pareti fredde. La soluzione più efficace è garantire un corretto ricambio d’aria. Laddove arieggiare manualmente non sia sufficiente, l’installazione di un sistema di Ventilazione Meccanica Controllata (VMC) puntuale è risolutiva. Questi dispositivi estraggono l’aria viziata e immettono aria nuova e filtrata, mantenendo l’umidità sotto controllo. Secondo i dati dei produttori, una VMC può garantire una riduzione fino al 70% dell’umidità relativa, eliminando le condizioni che permettono alla muffa di prosperare. Agire sulla causa è l’unico modo per vincere la battaglia in modo definitivo e salutare.
Ecco una ricetta semplice e testata per creare in casa un potente spray antimuffa, utilizzando ingredienti che probabilmente hai già in dispensa. È una soluzione efficace per trattare le macchie esistenti in modo non tossico.
Ricetta antimuffa naturale fai-da-te: la guida passo-passo
- Prepara la miscela: In un flacone spray da almeno 750ml, unisci 500ml di aceto di vino bianco, 2 cucchiai di bicarbonato di sodio e 10 gocce di olio essenziale di Tea Tree (un potente antisettico naturale).
- Applica e attendi: Agita bene e spruzza generosamente la soluzione direttamente sulla superficie ammuffita, assicurandoti di coprire l’intera area. Lascia agire per almeno 30 minuti.
- Azione meccanica: Utilizzando una spazzola a setole dure, strofina energicamente l’area trattata per rimuovere meccanicamente la muffa e le sue radici superficiali.
- Risciacqua e asciuga: Pulisci l’area con un panno imbevuto di acqua pulita per rimuovere i residui. Asciuga poi la parete in modo meticoloso con un panno asciutto o, se possibile, con un phon.
- Prevenzione attiva: Per prevenire le ricadute nelle zone più a rischio (angoli, dietro i mobili), spruzza una piccola quantità della stessa soluzione una volta a settimana, lasciandola asciugare all’aria.
Domande frequenti sul trattamento delle pietre naturali
Quanto dura un trattamento idrorepellente su marmo di Carrara?
In un bagno con uso quotidiano, un trattamento protettivo di buona qualità dura in media 3-5 anni. La durata effettiva, tuttavia, dipende molto dal tipo di prodotto specifico utilizzato, dalla corretta applicazione iniziale e dalla frequenza e tipo di detergenti usati per la pulizia ordinaria. È importante usare pulitori a pH neutro per non aggredire il trattamento.
Quali prodotti italiani sono consigliati per il trattamento?
L’Italia è leader nella produzione di materiali lapidei e anche nei prodotti per la loro cura. Aziende come Fila Solutions e Geal sono considerate punti di riferimento nel settore. Offrono linee complete di prodotti specifici per ogni tipo di pietra, con formulazioni innovative a base acqua e a basso contenuto di VOC, che proteggono la pietra rispettando la salute e l’ambiente.
Come capire se la pietra necessita di nuovo trattamento?
Esiste un test molto semplice ed efficace, chiamato “test della goccia d’acqua”. Basta versare alcune gocce d’acqua pulita sulla superficie della pietra e osservare cosa accade per un paio di minuti. Se le gocce rimangono in superficie formando delle piccole “perle”, significa che il trattamento protettivo è ancora attivo. Se invece l’acqua viene assorbita rapidamente e la pietra si scurisce, è il segnale inequivocabile che è arrivato il momento di rinnovare il trattamento.