Pubblicato il Marzo 15, 2024

La scelta tra legno e muratura è il più grande equivoco della bioedilizia moderna.

  • La vera resilienza al clima non dipende dal singolo materiale, ma da un progetto bioclimatico intelligente che lo precede.
  • La casa del futuro combina la massa termica della tradizione (pietra, laterizio) con la flessibilità tecnologica e antisismica del legno.

Raccomandazione: Prima di decidere il materiale, focalizzati sull’orientamento, sulla progettazione dell’involucro e sulla strategia energetica complessiva. È lì che si crea il vero valore.

Il sogno di costruire la propria casa in Italia si scontra oggi con una realtà innegabile: un clima che non è più quello di una volta. Estati sempre più torride, eventi meteorologici estremi e una nuova consapevolezza energetica ci impongono di ripensare dalle fondamenta il concetto stesso di abitazione. In questo scenario, la domanda che sorge spontanea a chiunque stia per intraprendere questo viaggio è quasi sempre la stessa: è meglio affidarsi alla solidità della muratura tradizionale o alla modernità ecologica della casa in legno?

La discussione si arena spesso su un confronto binario: il legno, celebrato per la sua leggerezza, le prestazioni antisismiche e la rapidità costruttiva; la muratura, vista come sinonimo di durata, solidità e inerzia termica, la custode della nostra tradizione costruttiva. Entrambe le visioni contengono elementi di verità, ma si basano su un presupposto ormai superato. E se la domanda fosse mal posta fin dall’inizio? E se continuare a contrapporre questi due mondi fosse proprio l’errore che ci impedisce di costruire abitazioni veramente resilienti e confortevoli?

La risposta, come architetto e studioso della bioedilizia, posso dirlo con certezza: non è *o* legno *o* muratura. È *e* legno *e* muratura, orchestrati da un’intelligenza progettuale superiore che trascende il singolo materiale. Quest’articolo non vi dirà quale materiale “vince”, ma vi mostrerà un approccio diverso, più olistico. Scopriremo come l’orientamento corretto valga più di qualsiasi pannello, come il dialogo tra antico e moderno possa creare un valore inestimabile e come la vera performance non risieda in un muro, ma in un involucro pensato come un sistema vivente. È un cambio di paradigma: dal focus sul materiale al focus sul progetto.

In questo percorso, analizzeremo gli aspetti chiave che definiscono una casa realmente performante nel contesto italiano, fornendo strumenti concreti per dialogare con progettisti e imprese e fare scelte consapevoli. L’obiettivo è costruire non solo una casa, ma un patrimonio destinato a durare e a rivalutarsi nel tempo.

Perché l’orientamento della casa è più importante dei pannelli che installerai sul tetto?

Prima ancora di discutere se un muro debba essere in X-LAM o in laterizio, esiste una decisione progettuale che incide in modo molto più profondo e definitivo sulle performance energetiche e sul comfort della vostra casa: l’orientamento. È il primo atto di un’architettura veramente intelligente, un principio bioclimatico che i nostri antenati conoscevano istintivamente. Una casa ben orientata sfrutta il sole come un sistema di riscaldamento gratuito d’inverno e minimizza il suo impatto d’estate, riducendo drasticamente il bisogno di climatizzazione.

Orientare le grandi vetrate a Sud permette di catturare i raggi solari bassi e caldi dell’inverno. D’estate, quando il sole è alto, bastano semplici schermature orizzontali (aggetti, frangisole) per bloccare la radiazione diretta e mantenere gli interni freschi. Le aperture a Est e Ovest sono le più critiche per il surriscaldamento estivo e vanno protette con schermature verticali. La facciata Nord, che non riceve mai sole diretto, è ideale per posizionare locali di servizio, scale e garage, che agiscono da “zona cuscinetto” termica, proteggendo gli ambienti vissuti.

Questa strategia passiva, a costo zero se implementata in fase di progetto, può ridurre il fabbisogno energetico di una casa in modo più significativo di molti impianti tecnologici aggiunti a posteriori. I pannelli fotovoltaici sono un complemento eccezionale, ma funzionano al meglio quando vanno a coprire un fabbisogno energetico già ridotto alla fonte da un’orchestrazione progettuale sapiente. Pensare prima alla tecnologia e poi all’involucro è come cercare di riempire un secchio bucato.

Il vostro piano d’azione per un orientamento bioclimatico:

  1. Analisi del sito: Studiate la rosa dei venti locale per capire da dove provengono i venti dominanti (es. Maestrale, Scirocco) e posizionare le aperture per favorire la ventilazione naturale estiva.
  2. Zonizzazione funzionale: Collocate le zone giorno (soggiorno, cucina) a Sud, le camere da letto a Est per godere del sole del mattino, e i locali di servizio (bagni, ripostigli, garage) a Nord.
  3. Progettazione delle schermature: Prevedete fin da subito aggetti, pergole, tende tecniche o persiane orientabili per ogni finestra, dimensionandoli in base all’orientamento specifico per bloccare il sole estivo senza sacrificare la luce.
  4. Simulazione energetica: Chiedete al vostro progettista di effettuare una simulazione dinamica con un software specifico. Questo strumento permette di prevedere i consumi energetici dell’edificio e di quantificare economicamente i benefici di un corretto orientamento.
  5. Integrazione con il verde: Utilizzate alberi a foglia caduca sul lato Sud e Ovest: le loro fronde creeranno ombra d’estate, ma lasceranno passare il sole d’inverno una volta spogli.

Come integrare pietre antiche e travi di recupero in un design contemporaneo senza effetto “vecchio”?

Il recupero di un rudere, di una cascina o di un vecchio casale è una delle sfide più affascinanti dell’architettura in Italia. La tentazione è spesso quella di un restauro puramente filologico, che rischia di creare un ambiente “finto antico”, o al contrario, di cancellare la storia con un intervento moderno invasivo. La vera maestria, tuttavia, risiede nella sinergia materica: far dialogare la memoria della pietra e del legno antichi con la precisione e le prestazioni delle tecnologie costruttive contemporanee.

Il segreto è trattare gli elementi storici non come vincoli, ma come protagonisti della scena. Un muro in pietra a vista non deve essere nascosto, ma esaltato da un’illuminazione radente che ne riveli la texture. Una vecchia capriata in legno non va sostituita, ma consolidata e affiancata da elementi moderni minimalisti (vetro, acciaio, legno lamellare) che, per contrasto, ne celebrano l’autenticità. Il punto di contatto tra il vecchio e il nuovo diventa il cuore del progetto: una fuga in acciaio che separa il pavimento in resina dal muro in sasso, una trave in X-LAM che si innesta con precisione millimetrica in una parete secolare.

Questo approccio permette di superare i limiti strutturali ed energetici dell’esistente senza rinunciare alla sua anima, trasformando un potenziale problema in un’incredibile opportunità di design.

Interno contemporaneo con muro in pietra antica e struttura in legno lamellare

Come si può vedere, il risultato è un ambiente dove il passato non è un peso, ma un patrimonio attivo che conferisce un carattere unico e irripetibile allo spazio. L’involucro storico viene rispettato, mentre all’interno si inserisce una nuova struttura altamente performante.

Studio di caso: La “scatola nella scatola” X-LAM per il recupero di ruderi

Un esempio eccellente di questa filosofia è la tecnica della “scatola nella scatola” documentata in diversi progetti di recupero. Come evidenziato da esperti del settore come Costantini Legno, all’interno del perimetro di muri in pietra esistenti, spesso sotto vincolo della Soprintendenza, viene costruita una struttura completamente nuova e indipendente in legno X-LAM. Questo guscio interno garantisce prestazioni antisismiche, isolamento termico e comfort abitativo moderni, mentre l’esterno preserva intatto il valore storico e paesaggistico dell’edificio. È la sintesi perfetta tra conservazione e innovazione.

L’errore di sottovalutare l’umidità di risalita nelle vecchie cascine ristrutturate

Quando si parla di case in legno, una delle paure ancestrali è la vulnerabilità all’acqua e all’umidità. Questo timore è particolarmente sentito quando si progetta su edifici esistenti, come vecchie cascine o case di campagna, dove il problema dell’umidità di risalita capillare dalle fondazioni è quasi una costante. Sottovalutare questo aspetto è l’errore più grave che si possa commettere, capace di compromettere la salubrità e la durabilità di qualsiasi intervento, sia in legno che in muratura.

Contrariamente a un luogo comune, il legno, se correttamente progettato e protetto, ha una straordinaria resistenza all’acqua. Basti pensare che la stessa Venezia sorge su paleria lignea secolare, preservata dall’assenza di ossigeno sott’acqua. Il vero nemico del legno non è l’acqua in sé, ma il ristagno di umidità che favorisce la proliferazione di funghi e muffe. La chiave è quindi impedire che l’umidità del terreno entri in contatto con le strutture e garantire una perfetta ventilazione.

Nelle ristrutturazioni, è fondamentale prevedere un taglio netto tra le vecchie murature umide e le nuove strutture. Soluzioni come la creazione di un vespaio aerato sotto la nuova pavimentazione sono estremamente efficaci per eliminare l’umidità dal basso. Altre tecniche prevedono l’iniezione di barriere chimiche alla base dei muri o l’utilizzo di intonaci deumidificanti macroporosi, come il cocciopesto di tradizione romana.

La scelta della soluzione più adatta dipende da un’analisi accurata dello stato di fatto. Ecco un confronto tra le opzioni più comuni, come illustrato da analisi tecniche di settore.

Confronto tra soluzioni contro l’umidità di risalita
Soluzione Efficacia Costo €/mq Durata
Barriere chimiche Alta 80-120 20 anni
Elettro-osmosi Media 150-200 Permanente
Vespaio aerato Molto alta 50-80 Permanente
Intonaco cocciopesto Media 30-50 30 anni

Certificazione CasaClima o Passivhaus: quale protocollo garantisce il massimo valore di rivendita?

Quando si investe in un’abitazione ad alta efficienza energetica, l’obiettivo non è solo ridurre le bollette, ma anche creare un patrimonio che mantenga e accresca il suo valore nel tempo. In questo senso, ottenere una certificazione energetica volontaria, che attesti prestazioni superiori a quelle di legge, è una mossa strategica. I due protocolli più noti in Europa sono il tedesco Passivhaus, estremamente rigoroso e focalizzato sulla prestazione energetica pura, e l’italiano (nato in Alto Adige) CasaClima, che adotta un approccio più olistico, valutando anche la sostenibilità ecologica dei materiali e la qualità dell’aria interna.

Dal punto di vista puramente tecnico, entrambi gli standard garantiscono livelli di comfort e risparmio energetico eccezionali. Tuttavia, quando si parla di valore di rivendita sul mercato italiano, la notorietà e il riconoscimento del marchio giocano un ruolo fondamentale. E su questo fronte, CasaClima ha un vantaggio strategico innegabile nel nostro Paese. Essendo un protocollo nato e sviluppato in Italia, gode di una riconoscibilità molto maggiore presso il grande pubblico, le agenzie immobiliari e persino le istituzioni.

CasaClima oggi è un’agenzia interamente pubblica ed ha certificato oltre 5000 edifici in tutta Italia.

– Laura Coppo, Gli standard legati al risparmio energetico

Questa diffusione capillare ha un impatto diretto sulla percezione del mercato. Diverse agenzie regionali per l’energia hanno adottato il protocollo CasaClima come riferimento per le proprie politiche. Di conseguenza, come confermato dall’Agenzia per l’Energia del FVG, la targhetta CasaClima rivaluta l’immagine e il valore di mercato di un immobile in modo tangibile, comunicando immediatamente un’idea di qualità, comfort e bassi costi di gestione. Sebbene Passivhaus rimanga un sigillo di eccellenza tecnica assoluta, per chi guarda all’investimento immobiliare nel contesto italiano, CasaClima offre oggi una garanzia di riconoscibilità e valorizzazione più immediata.

Quando coinvolgere l’architetto per evitare che l’impresa usi materiali tossici all’insaputa di tutti?

Costruire una casa sana non significa solo garantirne l’efficienza energetica, ma anche assicurarsi che i materiali utilizzati per realizzarla siano privi di sostanze nocive. Vernici, colle, isolanti, pannelli e sigillanti possono rilasciare nell’aria interna Composti Organici Volatili (COV) dannosi per la salute. La selezione di materiali salubri è un punto cardine della bioedilizia, ma come può un committente avere la certezza che le scelte fatte su carta vengano poi rispettate in cantiere?

È qui che il ruolo dell’architetto, e in particolare del Direttore dei Lavori, diventa cruciale. Non è un semplice supervisore, ma il vostro garante della qualità, il professionista che ha il dovere e la competenza per controllare la conformità dei materiali in ogni fase del processo. Il suo coinvolgimento deve essere costante, non limitato alla sola fase progettuale.

Il rischio che un’impresa, per risparmiare o per semplice negligenza, sostituisca un prodotto di capitolato con uno più economico e meno performante o salubre è reale. L’architetto previene questo rischio attraverso un controllo meticoloso che si articola in più momenti chiave, come definito anche da protocolli di qualità come CasaClima:

  • Fase di progetto: La stesura di un capitolato d’appalto estremamente dettagliato, che non indichi solo il tipo di materiale (es. “isolante in fibra di legno”), ma anche la marca, il modello e le certificazioni richieste (es. “certificato Natureplus”).
  • Fase di ordine: La richiesta all’impresa delle schede tecniche e di sicurezza (SDS) di tutti i prodotti prima che vengano ordinati, per una verifica preventiva.
  • Fase di consegna in cantiere: Un controllo a campione dei materiali consegnati per verificare che corrispondano esattamente a quelli approvati.
  • Fase di posa: Sopralluoghi periodici per assicurarsi che la posa avvenga a regola d’arte, rispettando le indicazioni del produttore, specialmente per elementi critici come le membrane di tenuta all’aria o le barriere al vapore.
Professionista che esamina campioni di materiali da costruzione con documentazione tecnica

Affidarsi a un professionista competente e presente in cantiere non è un costo aggiuntivo, ma la migliore assicurazione sulla qualità e sulla salubrità della vostra futura casa. È l’investimento che vi protegge da costosi errori e da rischi invisibili per la vostra salute.

Perché le case con muri spessi restano fresche più a lungo e come replicare l’effetto nel moderno?

Chiunque sia entrato in un trullo pugliese o in una vecchia casa colonica in un torrido pomeriggio di luglio ha provato quella sensazione di piacevole frescura. Questo comfort non deriva da un impianto di condizionamento, ma da un principio fisico chiamato inerzia termica. I muri spessi e pesanti in pietra o laterizio si comportano come una spugna termica: durante il giorno assorbono il calore esterno molto lentamente, impedendogli di raggiungere l’interno. Durante la notte, quando la temperatura esterna scende, rilasciano gradualmente il calore accumulato, mantenendo una temperatura interna straordinariamente stabile.

Questa è la grande forza della tradizione costruttiva mediterranea. Ma come replicare questo effetto in una costruzione moderna, specialmente in una casa in legno che, per sua natura, ha pareti leggere? È qui che la progettazione intelligente supera ancora una volta la semplice scelta del materiale. Come sottolinea la letteratura tecnica, una casa in legno non è affatto inadatta ai climi mediterranei se ben progettata. L’obiettivo non è avere un muro “pesante”, ma un muro che si comporti “come se” fosse pesante.

Questo si ottiene lavorando sulla stratigrafia della parete. Invece di un’unica massa, si combinano materiali diversi, ognuno con una funzione specifica: uno strato esterno di isolante “leggero” ad alta densità (come la fibra di legno) per bloccare il caldo, e uno o più strati interni “pesanti” (come pannelli in gessofibra o argilla cruda) per fornire la massa termica necessaria ad assorbire il calore che riesce a passare. L’effetto finale è quello di “sfasare” l’onda termica: il picco di calore esterno delle 14:00 raggiunge l’interno dopo 10-12 ore, quando fuori è già fresco e si può ventilare per smaltire il calore accumulato.

Sezione di parete moderna con strati di materiali massivi per inerzia termica

La normativa italiana stessa riconosce questo principio: un involucro con una trasmittanza termica periodica YIE inferiore a 0.10 W/m²K garantisce un’eccellente protezione estiva, indipendentemente dalla sua massa fisica. Ancora una volta, è l’intelligenza del design, la sapiente combinazione dei materiali, a creare la performance, non il peso del singolo mattone.

Quanto aumenta il valore di rivendita della tua casa passando dalla classe G alla classe A?

La transizione ecologica sta ridisegnando il mercato immobiliare. Una casa in classe energetica G, energivora e costosa da gestire, non è più solo inefficiente: sta diventando un bene sempre meno appetibile e, in prospettiva, svalutato. Al contrario, un’abitazione in classe A non è solo un luogo confortevole con bollette irrisorie, ma un vero e proprio asset finanziario destinato ad apprezzarsi nel tempo. Ma di quanto aumenta concretamente il suo valore?

Sebbene sia difficile dare una percentuale unica valida per tutto il territorio nazionale, la tendenza è chiara e inesorabile. La differenza di valore tra un immobile in classe G e uno in classe A è già oggi nell’ordine del 15-25% a parità di altre condizioni, e questo divario è destinato ad ampliarsi con l’inasprirsi delle normative europee (“case green”). L’investimento in efficienza energetica non è un costo a fondo perduto, ma un moltiplicatore di valore. La domanda non è “se” questo investimento rientrerà, ma “quanto rapidamente”.

Per capire la portata del salto, basta guardare ai consumi. Una casa passiva, che rientra ampiamente nei parametri della classe A, consente una riduzione del 90% del fabbisogno energetico rispetto a un edificio tradizionale. In termini pratici, significa passare da una spesa di migliaia di euro all’anno per riscaldamento e raffrescamento a poche centinaia.

Il protocollo CasaClima offre una classificazione molto chiara che aiuta a visualizzare questo abisso prestazionale. Passare da una classe G a una classe A significa ridurre il consumo di combustibile di oltre 5 volte. Un immobile che consuma così poco non solo è più desiderabile, ma è anche “a prova di futuro”, al riparo da futuri shock sui prezzi dell’energia.

Classi energetiche CasaClima e consumi indicativi
Classe Consumo kWh/m²a Equivalente combustibile
CasaClima Oro < 10 1 litro gasolio/m²
CasaClima A < 30 3 litri gasolio/m²
CasaClima B < 50 5 litri gasolio/m²
Classe G > 160 > 16 litri gasolio/m²

L’efficienza energetica è il nuovo lusso. Comprendere la relazione diretta tra classe energetica e valore immobiliare è fondamentale per chiunque voglia costruire o ristrutturare oggi.

Da ricordare

  • Il design bioclimatico (orientamento, schermature, ventilazione) è più decisivo della scelta a priori tra legno o muratura.
  • La vera resilienza nasce dalla sinergia: combinare la massa della tradizione (pietra, terra cruda) con la tecnologia e leggerezza del legno.
  • Investire in alta efficienza (Classe A) e in una certificazione riconosciuta in Italia come CasaClima non è un costo, ma un potente moltiplicatore del valore di rivendita del proprio immobile.

Perché installare pannelli solari aziendali conviene anche senza il “Scambio sul Posto”?

Fino a poco tempo fa, il modello di riferimento per il fotovoltaico domestico era lo “Scambio sul Posto”, un meccanismo che permetteva di immettere in rete l’energia prodotta e non consumata per poi prelevarla in un altro momento, ricevendo un conguaglio. Questo modello, pur avendo favorito la diffusione del fotovoltaico in Italia, che nel 2022 contava già 1,23 milioni di impianti in funzione secondo i dati ENEA, sta lasciando il passo a paradigmi più evoluti e intelligenti.

Oggi, la vera convenienza non sta più nel “vendere” l’energia alla rete, ma nel massimizzare l’autoconsumo istantaneo. L’obiettivo è consumare l’energia nel momento stesso in cui viene prodotta. Questo si ottiene non solo attraverso l’installazione di batterie di accumulo, che permettono di immagazzinare l’energia diurna per usarla di sera, ma soprattutto attraverso una progettazione integrata dell’edificio e degli impianti. Una casa ben isolata (in legno o muratura non importa) ha un fabbisogno energetico basso e costante, più facile da coprire con la produzione solare.

Ma la vera rivoluzione è il passaggio da un approccio individuale a uno collettivo. Nuovi modelli come l’autoconsumo collettivo in contesti condominiali e le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) stanno ridefinendo le regole del gioco. Invece di avere tanti piccoli impianti individuali, si realizza un unico impianto più grande e più efficiente (ad esempio sul tetto di un condominio o su un’area comune) e l’energia prodotta viene condivisa tra tutti i membri della comunità. Questo non solo ottimizza l’investimento, ma crea un sistema energetico locale, resiliente e solidale, pienamente incentivato dalla normativa italiana.

Studio di caso: I vantaggi delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER)

Come evidenziano operatori specializzati, il modello delle CER supera il concetto di impianto per singola unità abitativa. Permette a un gruppo di cittadini, imprese o enti locali di associarsi per produrre e condividere energia da fonti rinnovabili. I membri della comunità beneficiano non solo dell’energia a basso costo, ma anche di incentivi specifici per l’energia condivisa. Questa soluzione trasforma i consumatori in “prosumer” attivi, promuovendo l’indipendenza energetica a livello di quartiere e massimizzando i benefici economici e ambientali per l’intera collettività.

Pensare oggi la propria casa significa quindi orchestrare un ecosistema complesso dove l’involucro, gli impianti e lo stile di vita dialogano per raggiungere un equilibrio superiore di comfort, risparmio e valore. L’approccio non può più essere settoriale, ma deve essere olistico. Per navigare questa complessità e trasformarla in un’opportunità, il passo decisivo è affidarsi a una visione progettuale che sappia integrare tutte queste dimensioni.

Scritto da Elena Rossi, Architetto Bioedile e Certificatore Energetico CasaClima, specializzata in ristrutturazioni sostenibili e comfort abitativo. Da 12 anni progetta spazi che uniscono estetica, efficienza energetica e salubrità ambientale.