Migliaia di iraniani hanno gridato “Morte all’America, morte a Israele” in una protesta organizzata oggi dalle autorità, mentre il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha detto alla folla che nel futuro Medio Oriente non c’è spazio per lo Stato ebraico.
L’Iran, penalizzato dalle sanzioni occidentali, rischia un attacco militare da parte di Israele o degli Usa sulla questione del suo discusso programma nucleare. E mentre le rivolte popolari stanno ridisegnando il volto della regione, la Repubblica islamica sta anche cercando di impedire la caduta del suo più stretto alleato arabo, il presidente siriano Bashar al-Assad.
“Volete un nuovo Medio Oriente? Anche noi lo vogliamo, ma nel nuovo Medio Oriente… non ci sarà traccia della presenza americana e dei sionisti”; ha detto Ahmadinejad ai fedeli riuniti all’Università di Teheran, durante un discorso trasmesso anche in tv.
Il leader iraniano, la cui autorità è messa in discussione dai fondamentalisti e dai riformatori, ha ripetuto un vecchio slogan iraniano, ma in un momento in cui lo scenario è ben diverso dal 1979, quando la rivoluzione islamica abbattè il regime dello Shah sostenuto dagli Stati Uniti, portando al potere l’ayatollah Ruhollah Khomeini.
“Salvare l’esistenza del regime sionista (cioè Israele) è un impegno condiviso dalla maggior parte degli arroganti governi occidentali”, ha detto ancora Ahmadinejad.
Il presidente iraniano ha lanciato un appello all’unità musulmana contro il sostegno occidentale a Israele, definendo “un tumore cancerogeno” lo Stato ebraico per l’occupazione delle terre palestinesi.















